Riconoscere il ruolo dei familiari nella riabilitazione

Il convegno di approfondimento “Quando la vita è corpo”, svoltosi a Verona il 9-10 maggio 2008, può a buon diritto rappresentare, tra le altre interessanti intuizioni e affermazioni emerse, una linea di separazione tra un modo tradizionale di vedere il corpo come oggetto quasi sempre passivo di cura, e una visione diversa che lo individua come interlocutore e sintesi tra il sapere scientifico di chi deve curare e le esigenze (non solo fisiche) della persona nella quale quel corpo si identifica.
In quasi tutte le relazioni presentate si è andati perfino oltre, intravedendo una integrazione e interazione tra due poli, egualmente interessati e motivati al successo delle cure: quello sanitario (con tutto il complesso di professioni, abilità, strutture e strumenti) e quello del paziente, composto non più dalla sola persona da curare ma anche dai familiari, gli amici, l’ambiente di vita quotidiana.
Per chi lavora in ambito riabilitativo e per chi di questo lavoro è destinatario non è difficile capire il valore e la portata rivoluzionaria di tale svolta teorica. E non a caso si è parlato di convegno “fuori dagli schemi”. Read more »

Parole, voci & gesti

Parole, voci & gesti“: è questo il nome che abbiamo dato agli incontri di lettura e recitazione presentati oggi agli ospiti e loro familiari del SUAP (Speciale Unità di Accoglienza Permanente) dell’Ospedale S. Cuore - Don Calabria di Negrar (Vr).
Come già avvenuto per gli incontri di musica, lo scopo è innanzitutto quello di offrire ai familiari momenti di socializzazione e benessere; nello stesso tempo ci si propone, con le modalità del gioco, di fornire gli elementi di base della recitazione, fino a cimentarsi con un breve testo.

Per saperne di più…

In Italia nemmeno un disabile…

Con le elezioni ormai alle spalle, è ora possibile svolgere alcune riflessioni non tanto sul risultato elettorale ma sui progammi che le varie formazioni hanno proposto alla valutazione dei cittadini.
Per quanto ci riguarda, il panorama è desolante: poche le misure proposte, spesso insufficienti, in ogni caso generiche.La maggior parte dei partiti non ha dedicato nemmeno un paragrafo ai problemi dei disabili e delle loro famiglie.

E sì che, tenendo conto solo dei circa 500.000 disabili gravi, comprendendo i soggetti direttamente interessati, i familiari, gli operatori professionali e volontari, coloro che con e per la disabilità lavorano a vario titolo, si tratta di un insieme che non è azzardato valutare tra il milione e il milione e mezzo di persone.
Detto brutalmente, un target elettorale ben più consistente - per dire - dei tassisti o degli autotrasportatori che hanno ricevuto in buona parte l’attenzione che chiedevano.
Temi che condizionano pesantemente la vita di moltissimi cittadini sono stati completamene assenti dai programmi e dal dibattito: l’assistenza domiciliare, l’insufficienza delle pensioni e delle indenntà di accompagnamento, la disomogenea applicazione dei protocolli riabilitativi, il sostegno alle famiglie, il diritto al lavoro, il finanziamento dei progetti di vita indipendente, la realizzazione effettiva di strutture per il “dopo di noi”. Solo per dirne alcuni.
Come se in Italia non ci fosse nemmeno un disabile.
E’ la testimonianza di una distanza inquietante della politica dai problemi della disabilità, lontananza che inevitabilmente si traduce in assenza di leggi e disposizioni che garantiscano parità di cittadinanza e di diritti alle persone svantaggiate.
Così è sempre successo e così continuerà ad accadere finché l’arcipelago disabilità continuerà ad agire non rendendosi conto di rappresentare una realtà complessa e rilevante, inseguendo successi parziali o locali ma rinunciando ad un ruolo che porti vantaggi a tutti.
Troppe volte si è sottovalutata la necessità di riunire in un’unica associazione nazionale tutte le realtà che operano per l’handicap, una entità che non neghi le specificità e le singole storie, ma sia in gado di dare visibiltà e protagonismo a un rilevante insieme di persone e interessi.
Forse è il momento di rendersi conto che è l’unica strada praticabile se si vuole continuare ad affermare di agire nell’interesse dei disabili.