In Italia nemmeno un disabile…
Con le elezioni ormai alle spalle, è ora possibile svolgere alcune riflessioni non tanto sul risultato elettorale ma sui progammi che le varie formazioni hanno proposto alla valutazione dei cittadini.
Per quanto ci riguarda, il panorama è desolante: poche le misure proposte, spesso insufficienti, in ogni caso generiche.La maggior parte dei partiti non ha dedicato nemmeno un paragrafo ai problemi dei disabili e delle loro famiglie.
E sì che, tenendo conto solo dei circa 500.000 disabili gravi, comprendendo i soggetti direttamente interessati, i familiari, gli operatori professionali e volontari, coloro che con e per la disabilità lavorano a vario titolo, si tratta di un insieme che non è azzardato valutare tra il milione e il milione e mezzo di persone.
Detto brutalmente, un target elettorale ben più consistente - per dire - dei tassisti o degli autotrasportatori che hanno ricevuto in buona parte l’attenzione che chiedevano.
Temi che condizionano pesantemente la vita di moltissimi cittadini sono stati completamene assenti dai programmi e dal dibattito: l’assistenza domiciliare, l’insufficienza delle pensioni e delle indenntà di accompagnamento, la disomogenea applicazione dei protocolli riabilitativi, il sostegno alle famiglie, il diritto al lavoro, il finanziamento dei progetti di vita indipendente, la realizzazione effettiva di strutture per il “dopo di noi”. Solo per dirne alcuni.
Come se in Italia non ci fosse nemmeno un disabile.
E’ la testimonianza di una distanza inquietante della politica dai problemi della disabilità, lontananza che inevitabilmente si traduce in assenza di leggi e disposizioni che garantiscano parità di cittadinanza e di diritti alle persone svantaggiate.
Così è sempre successo e così continuerà ad accadere finché l’arcipelago disabilità continuerà ad agire non rendendosi conto di rappresentare una realtà complessa e rilevante, inseguendo successi parziali o locali ma rinunciando ad un ruolo che porti vantaggi a tutti.
Troppe volte si è sottovalutata la necessità di riunire in un’unica associazione nazionale tutte le realtà che operano per l’handicap, una entità che non neghi le specificità e le singole storie, ma sia in gado di dare visibiltà e protagonismo a un rilevante insieme di persone e interessi.
Forse è il momento di rendersi conto che è l’unica strada praticabile se si vuole continuare ad affermare di agire nell’interesse dei disabili.
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..pur essendo stati eletti, in entrambe le coalizioni, un disabile per parte; tanto che stanno operando ristrutturazione delle barriere nei palazzi della politica.
Ma le minoranze son sempre tali..