L’orologio digitale sul grande traguardo in plastica gonfiabile scandisce i secondi indifferente alla fatica e alla gioia dei concorrenti che arrivano.
Ai 3:37:05 quando di maratoneti ne sono arrivati 6094, passa il venezuelano Santiago Ramirez; solo il tempo di scivolare a 3:37:06 e, spalla a spalla con la newyorchese Laura Bykowsky, è la volta di Gianluca; lo segue un britannico e poi decine di migliaia di altri uomini e donne di tutto il mondo.
Gianluca Bissoli, veronese di 32 anni, sembra più a disagio adesso – mentre racconta la sua maratona di New York – che lungo quei quarantadue chilometri e spiccioli della corsa più ambita da atleti professionisti e runners dilettanti di ogni etnia ed età.
E’ schivo, vorrebbe lasciar perdere, ma sa che può lanciare un messaggio molto significativo per molte altre persone, e allora sta al gioco e racconta quel due novembre, nemmeno un mese fa.
Sicuramente hai ottenuto un risultato eccellente.
Da quanto tempo ti stavi preparando?
Prepararmi alla corsa è stato per me molto difficile, perché ha richiesto impegno, volontà e tenacia. Un amico di famiglia che corre le maratone mi aveva suggerito di iniziare la preparazione fìsica almeno a maggio, quindi sei mesi prima della gara, e così ho fatto.
Sei mesi di allenamenti sono duri e portano via molto tempo.
Come ti sei organizzato?
Correvo lungo un percorso ciclabile circa due ore per tre volte ogni settimana, sempre alla sera tardi in modo da mantenere tutti gli impegni che avevo. Infatti, oltre al lavoro, sono animatore della parrocchia, frequento un corso d’inglese, alleno una squadra di calcio a cinque e partecipo settimanalmente ad un cineforum a casa di un amico.
Giornate piene, ma sappiamo che hai anche un impegno più importante di tutti questi.
Vuoi parlarne?
Certo. Ho degli incontri di recupero con uno psicologo e con un’insegnante dopo aver subito il 15 giugno 2003, a causa di un incidente stradale, una frattura cranica ed un trauma cerebrale tra il terzo e quarto grado: il recupero è lento e graduale, comporta una notevole fatica, ma lo si riesce a vedere e ripaga lo sforzo.
Sei quindi allenato a tenere duro.
Io credo che non si debba mai mollare e che sia importante tendere sempre al raggiungimento degli obiettivi che ci si prefigge. Ad esempio ho continuato ad allenarmi per la maratona di New York anche quando ero stanco e perfino dopo aver subito una tendinite. Il desiderio di abbandonare era sempre presente, e sempre più forte, ma la forza di volontà mi spingeva a mantenere l’impegno preso. La famiglia e gli amici mi hanno sempre spronato e con il loro aiuto non ho ceduto.
Racconta di New York.
I1 2 novembre ho corso la ING New York City Marathon 2008. Ad ogni chilometro percorso il traguardo si avvicinava, aumentava la gioia, ma anche la fatica, il ringraziamento a Dio nel mantenermi ferrea la volontà, ma anche le imprecazioni per i momenti di dolore legati ai crampi subiti, l’orgoglio per le incitazioni dei cittadini statunitensi ai bordi delle strade, ma anche la rabbia nel ritrovarmi in una gara disumana che pure avevo scelto io stesso.
E poi l’arrivo, una fatica enorme, per quei 42,195 km (26,2 miglia) percorsi in 3 ore e 37 minuti. Superato il traguardo, le fatiche sono state dimenticate, sul volto si è riacceso il sorriso ed ho provato una gioia immensa che so di aver regalato a tutte le persone che mi sono state vicine. Sono orgoglioso di aver raggiunto l’obiettivo che mi ero prefissato.
Spero che questa mia testimonianza possa esser utile ai ragazzi che vivono difficoltà simili alle mie e spesso pensano di non aver alcuna possibilità di superarle.
Alla prossima, allora
Alla prossima, chissà dove.
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Bravissimo. Un esempio fantastico per tutti. Ammiro molto l’impresa compiuta.
Max
grandioso!!Deve essere una sensazione stupenda arrivare, dopo un percorso così faticoso! Bella impresa continua così!!!
beh, allora appuntamento al prossimo anno per migliorare il tuo tempo !!!
quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare!!!
bravissimo!!!
Sei davvero un grande!!!
Raggiungere il traguardo deve essere stata una esplosione di gioia e una liberazione di tutte le sensazioni accumulate nei mesi di preparazione. Immagino le sudate e i sacrifici, ma dai, penso proprio che ne sia valsa la pena…eccome.
Che forza, grande Gianlu, grande, anche se non ti conosco di persona, ti ringrazio per queste emozioni …baci e mi raccomando facci sognare ancora.
Barbara
Meno male si leggono delle belle cose ogni tanto… Continua così!